Piano casa: “Anche in Umbria priorità a rigenerazione urbana e patrimonio esistente”

Piano casa: “Anche in Umbria priorità a rigenerazione urbana e patrimonio esistente”
Rigenerazione Urbana

L’emergenza abitativa nei grandi centri urbani e nelle periferie italiane richiede un approccio integrato che valorizzi il recupero del patrimonio esistente accanto alla nuova edificazione. Ottavio De Luca, segretario generale nazionale della Filca-Cisl, interviene sul Piano Casa inserito nella Legge di Bilancio, delineando la posizione dell’organizzazione sindacale su quello che definisce un tema seguito da anni nel dibattito pubblico e nell’evoluzione normativa.

Un patrimonio da tutelare e rilanciare, anche in Umbria

Il patrimonio abitativo italiano presenta criticità strutturali evidenziate dai dati europei. Secondo Eurostat, la maggior parte degli edifici è stata costruita prima del 1980, configurando un parco immobiliare mediamente vecchio e bisognoso di interventi. Un elemento particolarmente preoccupante riguarda la sicurezza antisismica: il 64% degli edifici, due su tre, non rispetta la normativa vigente, con concentrazioni maggiori nelle zone a più alto rischio sismico.

L’Umbria non è da meno. “Il nostro patrimonio immobiliare, come quello del resto del Paese- sottolinea il segretario regionale Emanuele Petrini – vede la maggior parte degli edifici costruiti prima del 1974, quando quando ancora non erano in vigore i capitolati antisismici, e rappresenta circa il 70 percento del costruit. Per cui è necessario ncentivare interventi di ristrutturazione, rinnovo, demolizione e ricostruzione del patrimonio edilizio. Da tempo, come Filca Cisl Umbria proponiamo una strategia di rilancio basata su investimenti strutturali che puntino alla rigenerazione urbana, ancora più centrali in una regione come l’Umbria a forte rischio idrogeologico. Oltre a questo, vanno previsti interventi di rigenerazione urbana che puntino al rilancio delle aree interne”

Rigenerazione urbana non è sommatoria di interventi

De Luca sottolinea come il nuovo costruito in Italia proceda con difficoltà, rendendo necessari incentivi strutturali per gli interventi di demolizione e ricostruzione, particolarmente nelle aree periferiche e nei contesti urbani degradati.

“Qualità architettonica, sicurezza, efficienza energetica e sostenibilità sociale devono caratterizzare gli interventi secondo la visione sindacale. La rigenerazione urbana va concepita come leva strategica di sviluppo, non come sommatoria di interventi emergenziali frammentari”, sottolinea.

Su questo fronte, diventa fondamentale il coinvolgimento dei territori: “Abbiamo uno strumento importante, che è la legge sulla partecipazione – sottolinea Petrini – Bisogna ora calarla in ambito territoriale Questo creerà nuove condizioni per uno sviluppo più armonico: la mediazione fra capitale e lavoro è necessario per costruire uno sviluppo più coeso. La rigenerazione urbana passa anche da questo, perchè ogni territorio ha le sue esigenze e perchè solo così si possono individuare le aree dove è più necessario intervenire”. Oltre a questo, Filca Cisl sottolinea la necessità anche di una regia nazionale capace di indirizzare e qualificare la spesa pubblica. L’obiettivo dichiarato è orientare le risorse verso la qualità degli interventi e del lavoro, superando logiche di breve periodo.

Fondi Ue non bastano

I fondi europei da soli risultano insufficienti secondo l’analisi del segretario generale. “Servono interventi strutturati per incentivare gli investimenti pubblici e privati, coordinati con politiche fiscali mirate e stabili nel tempo. Parallelamente è indispensabile investire sulla formazione e qualificazione della manodopera, poiché la rigenerazione del patrimonio edilizio richiede competenze tecniche avanzate, sicurezza nei cantieri e lavoro di qualità”, sottolinea Pelle.

La Filca-Cisl sta elaborando una proposta di partecipazione strutturata dell’intero comparto delle costruzioni alla realizzazione degli interventi previsti dal Piano Casa. Le attuali possibilità normative sugli investimenti pubblici e privati permettono di immaginare un patto per la rigenerazione urbana capace di rafforzare il tessuto sociale, ridurre le disuguaglianze e migliorare la qualità della vita nelle città. Una normativa moderna e coerente rappresenta lo strumento per garantire uno sviluppo a misura d’uomo.