Libro Verde Cisl, le proposte per l’Italia di domani: “Fondamentali anche per l’Umbria”

Libro Verde Cisl, le proposte per l’Italia di domani: “Fondamentali anche per l’Umbria”

Nelle scorse settimane la Cisl nazionale ha presentato il Libro Verde, un piano in diversi punti che si presenta come un patto sociale per il rilancio del Paese e della produttivitĆ .

Attraverso la formulazione di oltre 120 proposte dettagliate — nate dall’integrazione di competenze interne ed esterne — il documento punta a mobilitare politica, istituzioni, parti sociali e mondo della cultura. L’obiettivo centrale ĆØ negoziare una redistribuzione equa sia dei costi sia delle opportunitĆ  legati alle transizioni, articolando una proposta che sarĆ  oggetto di un piano capillare di discussione e approfondimento confederale.

Il documento ĆØ incentrato su alcuni punti fondamentali:

Salari e contrattazione

Valorizzazione delle persone e l’ammodernamento del sistema contrattuale costituiscono la leva fondamentale per determinare un reale incremento delle retribuzioni e per riallineare le competenze dei lavoratori alle nuove esigenze tecnologiche e produttive.

Cisl propone il superamento del modello 1993 adeguando al territorio il salario, per garantire il pieno recupero annuale del potere d’acquisto evitando automatismi dannosi. Inoltre propone l’estensione della contrattazione di secondo livello anche per i territori e le MPI e della valorizzazione della contrattazione collettiva invece del salario minimo, oltre allo spostamento del prelievo fiscale verso le rendite improduttive

Rafforzamento della formazione

Per Cisl la formazione continua deve diventare un diritto universale, esigibile e portatile, cosƬ che il lavoratore sia sempre orientato agli standard europei. Tale diritto si traduce operativamente in un “conto personale” defiscalizzato, alimentato da risorse pubbliche, dalla contrattazione, dalla bilateralitĆ , dalle imprese e dai fondi interprofessionali. Le competenze devono poi essere certificate attraverso un sistema nazionale unico integrato nella piattaforma SIISL.

Donne e giovani: potenziale da sbloccare

L’attivazione e il pieno inserimento nel mercato del lavoro delle donne e dei giovani non rappresentano soltanto una misura di equitĆ , ma costituiscono la precondizione essenziale per garantire la sostenibilitĆ  economica, la tenuta demografica e la capacitĆ  di crescita del Paese.

Cisl propone quindi politiche attive e di contrasto ai NEET, i giovani che non studiano e non lavorano, la cui incidenza in Italia rimane ben al di sopra della media europea), attraverso il superamento della frammentazione dei servizi pubblici per l’impiego e dei requisiti meramente formali di accreditamento degli enti, sostituendoli con verifiche rigorose basate sulla valutazione dell’impatto reale. 

Per le donne, Cisl propone invece il superamento della logica frammentaria dei “bonus monetari” a favore di investimenti strutturali nei servizi alla persona. La proposta prevede l’istituzione di un “Fondo Nazionale per la Cura” che operi garantendo i livelli essenziali delle prestazioni (LEP), con prioritĆ  d’intervento nelle aree a più bassa occupazione femminile.

Cisl propone inoltre il prolungamento del congendo di parternitĆ , non trasferibile alla madre, per promuovere la genitorialitĆ  condivisa; introduzione di piani obbligatori di rientro dalla maternitĆ  per tutelare la continuitĆ  professionale e le carriere. Inoltre, benefici e incentivi condizionati a risultati misurabili sulla paritĆ  di genere.

Infine per contrastare la fuga degli Under 30, Cisl propone l’introduzione di una fiscalitĆ  di vantaggio per i giovani lavoratori, inserita in un modello di attrattivitĆ  integrata, ‘obbligo di valutazione di impatto generazionale sulle riforme legislative, l’adozione di piani di gestione del ricambio generazionale volti a garantire la continuitĆ  aziendale e la crescita occupazionale, l’integrazione e il rifinanziamento del piano casa e la gestione ordinata dei flussi migratori mediante quote europee e percorsi formativi avviati direttamente nei Paesi d’origine.

Politica industriale e intelligenza artificiale

L’evidente indebolimento del comparto manifatturiero italiano richiede una strategia organica in grado di mobilitare le risorse finanziarie private verso la crescita reale, in particolar modo nella fase che seguirĆ  la conclusione del PNRR.

Cisl propone di sostituire il deposito della ricchezza finanziaria delle famiglie “in forma non redditizia” con la creazione di uno strumento idoneo a orientare il risparmio privato e i fondi pensione negoziali verso l’economia reale e le filiere strategiche, offrendo adeguate garanzie e un orientamento di lungo periodo.

Inoltre propone reti di impresa e patti di filiera, oltre ad una nuova strategia energetica nazionale per superare i uattro fattori storici di debolezza del manifatturiero — la carenza nei servizi ad alta intensitĆ  di conoscenza (che genera dipendenza dall’estero);  adozione di un piano di innovazione tecnologica subordinato a specifici accordi aziendali sull’organizzazione del lavoro e sulla contrattazione; llentamento dei vincoli del Patto di StabilitĆ ; missione di titoli comuni europei, riforma delle norme antitrust per favorire la nascita di campioni industriali continentali; adattamento climatico quale vero e proprio motore di politica industriale.

L’introduzione delle nuove tecnologie e dell’intelligenza artificiale nei contesti produttivi deve rispondere al principio fondamentale secondo cui la tecnologia agisce come un mezzo per amplificare e valorizzare il lavoro umano, evitando che si riduca a una sua mera sostituzione. Anche per questo, Cisl chiede l’applicazione concreta e il finanziamento stabile e strutturale della legge 76/2025 sulla partecipazione come snodo decisivo per coinvolgere direttamente i lavoratori e le loro rappresentanze. 

Previdenza sostenibile e partecipazione

Garantire un percorso lavorativo sicuro e sereno significa accompagnare le persone attraverso i mutamenti demografici e tecnologici, affiancando a un sistema previdenziale equo e sostenibile un modello di welfare territoriale e aziendale fondato sulla partecipazione.

Secondo Cisl I “diritti di transizione” devono assicurare continuitĆ  e protezione negli attraversamenti tra formazione, occupazione e periodi di cura familiare, garantendo percorsi trasparenti, reversibili e privi di penalizzazioni retributive o di carriera.

Per i lavoratori senior, la proposta ĆØ adattamento di mansioni e ritmi, flessibilitĆ  sull’uscita dal ciclo produttivo, rogetti di mentoring e sull’estensione della copertura dei fondi sanitari integrativi anche ai pensionati del comparto. A livello domiciliare, Cisl ritiene fondamentale il rafffozamento dei servizi domiciliari

La previdenza deve poggiare su tre pilastri imprescindibili: regole certe, separazione contabile tra previdenza e assistenza e orrezione delle iniquitĆ , considerando le marcate differenze nella speranza di vita legate a reddito, tipo di professione svolta e residenza geografica, unitamente alla diversa gravositĆ  dei mestieri. L’Ape sociale deve divenire diritto soggettivo, l’introduzione di anticipi pensionistici legati al numero di figli e ai carichi di cura, l’istituzione di una “pensione contributiva di garanzia” per carriere discontinue o a basse retribuzioni, e il rafforzamento della previdenza complementare contrattuale, sostenuta da un regime fiscale maggiormente favorevole.

Inoltre Cisl propone un pacchetto di vita” integrato, sviluppato tramite la concertazione territoriale, capace di unire welfare di comunitĆ , potenziamento dei servizi locali, mobilitĆ  pubblica efficiente ed edilizia abitativa accessibile. Anche in questo ambito diventa centrale la Legge sulla partecipazione.

LIBRO COMPLETO A QUESTO LINK

Il commento di Filca Cisl Umbria

Filca Cisl Umbria commenta positivamente le proposte del Libro Verde: ā€œLa stipula di un nuovo Patto Sociale – dice il segretario Emanuele Petrini – rappresenta la premessa indispensabile per avviare una stagione di riforme incisive che parta dal rilancio della contrattazione, della qualitĆ  del lavoro e della valorizzazione del capitale umano. Ciò vale sempre, ma ancora di più in una regione come l’Umbria che più di altre evidenzia i problemi atavici del Paese: deboli dinamiche di produttivitĆ  e crescita economica che bloccano le retribuzioni, progressivo declino demografico che mette a rischio la tenuta della capacitĆ  produttiva e la sostenibilitĆ  del sistema di welfare e perdurante sottoutilizzo di risorse umane fondamentali come donne e giovani, con questi ultimi che in numero sempre più alto scelgono di andare a costruire la propria vita lontano da questa regione, contribuendo in tal modo ad accelerarne il declinoā€.