Dal consiglio generale Filca Cisl Umbria le parole chiave per la crescita del comparto

Dal consiglio generale Filca Cisl Umbria le parole chiave per la crescita del comparto

Sicurezza, formazione, welfare e bilateralità. Queste le quattro parole d’ordine che hanno caratterizzato il consiglio generale della Filca Cisl Umbria ospitato presso il Deco Hotel di Ponte San Giovanni alla presenza di delegati, Rsu, del responsabile Ast di Foligno Bruno Mancinelli e del segretario generale della Cisl Angelo Manzotti.

Centralità della persona e della dignità del lavoro

Ad apire i lavori, dopo il saluto inviato dal segretario generale Filca Nazionale Ottavio De Luca, il suo omologo umbro Emanuele Petrini, il quale ha tracciato un quadro della situazione del comparto, che in Umbria occupa circa 18.000 lavoratori. Tre le direttrici fondamentali. Prima di tutto, la sicurezza, centrale anche per la coincidenza con la giornata mondiale sul tema: “In una regione con un tasso di infortuni mortali superiore alla media nazionale, la sicurezza è una priorità di civiltà – dice il segretario – Serve un un rafforzamento dei controlli nei cantieri e una qualificazione rigorosa delle imprese negli appalti per contrastare il lavoro irregolare”. Poi il ruolo della bilateralità, sempre più centrale: “Gli enti bilaterali sono presidi di giustizia sociale, strumenti essenziali per contrastare il dumping contrattuale e il lavoro povero, garantendo sostegno al reddito e servizi reali”, ricorda il segretario che poi sottolinea il ruolo della formazione come leva di emancipazione: “Questa – sottolinea – è l’unico vero antidoto alla precarietà: deve e deve essere un diritto universale e continuo per qualificare il lavoro e attrarre i giovani.

L’analisi va oltre la cronaca settoriale. Petrini ha infatti rilanciato  proposta di un “Patto Sociale Regionale” che  nasce dall’urgenza di governare le transizioni. “La rigenerazione urbana e il “Piano Casa” – ha spiegato – sono  motori di coesione sociale, fondamentali per riqualificare un patrimonio edilizio vetusto, in gran parte costruito prima degli anni ’70 e non conforme alle norme antisismiche e per frenare il declino demografico dei borghi umbri”. Inevitabile il riferimento al sempre più elevato numero di lavoratori stranieri presente nei cantieri, soprattutto in alcune zone: “Il ruolo di Anolf – ricorda Petrini – è fondamentale nel processo di integrazione e va rafforzato”

E conclude: “La partecipazione dei lavoratori non è solo un auspicio, ma l’attuazione dell’Articolo 46 della Costituzione. Non può esserci sviluppo senza democrazia economica: il coinvolgimento diretto di chi opera nei cantieri e nelle fabbriche è la chiave per coniugare produttività ed equità sociale.”

Una visione macroeconomica e la centralità della Zes

Questa focalizzazione sul settore edile trova una naturale estensione nella relazione del Segretario Generale Manzotti, che inquadra queste sfide nel sistema macroeconomico.

L’analisi di Angelo Manzotti parte dai dati del bilancio sociale INPS: un PIL regionale fermo allo 0,2% (contro lo 0,6% nazionale) e la perdita di 7.000 posti nella manifattura: “Non c’è dubbio che il green deal troppo accelerato abbia aggravato la crisi – ha ricordato- colpendo l’automotive ed esponendolo al dumping cinese. Il rischio è il “corto circuito” occupazionale: il 18,7% dei fuoriusciti è stato assorbito dal turismo, settore che però genera “lavoro povero” e precario, erodendo i salari medi”

Manzotti esprime una critica serrata alla classe imprenditoriale locale. “Il tessuto produttivo umbro è polverizzato- ha ricordato – il 95% delle aziende ha tra 1 e 5 dipendenti, mentre solo 26 realtà superano i 500 addetti. In questo contesto, i “finanziamenti a pioggia” hanno fallito poiché non hanno stimolato l’innovazione. La bassa produttività è figlia di una scelta deliberata: molti imprenditori hanno preferito trasferire gli utili nei propri conti correnti personali anziché reinvestirli in ricerca e sviluppo.”

Da qui il ruolo della Zes, recentemente ricordato anche nel convegno organizzato proprio da Cisl Umbria alla Camera di Commercio di Perugia: “Non sia solo un vantaggio fiscale – è però il monito di Manzotti – ma diventi un acceleratore burocratico: la semplificazione amministrativa permetterà di ottenere permessi in 60 giorni, contro i 2-3 anni attuali. La Zes, ad oggi è l’unico strumento capace di attrarre investimenti e trattenere i giovani laureati che oggi fuggono dalla regione”.

Spazio ovviamente anche al sempre più importante ruolo dell’intelligenza artificiale, strumento di aiuto a patto che l’uomo la governi – ed è necessario imparare a farlo- invece che subirla: “Come Cisl – dice Manzotti – esigiamo che la IA sia governata attraverso la contrattazione collettiva, inserendo “paletti” precisi nei contratti nazionali e di secondo livello per impedire che la tecnologia diventi un mero strumento di taglio dei costi, ristabilendo il primato dell’economia umana sul profitto”. Infine, secondo Manzotti occorre superare la “cultura del no” su infrastrutture ed energia (eolico, solare, geotermico e quant’altro) per porre fine all’isolamento dell’Umbria.

I temi negli interventi

Molti di questi temi sono stati poi ricorrenti nei vari interventi dei delegati e della Rsu degli stabilimenti. Particolarmente, sul tema della formazione, è stato ricordato come sia fondamentale quella degli Rsu, che Filca sta portando avanti negli incontri tenuti da Luca Grilli ed Enrico Borri. Ma è non è mancato un focus sul welfare. Per tutti ma soprattutto per le donne impiegate in un comparto a prevalenza maschile, costrette a dividersi fra vita e lavoro: “Il welfare non vuol dire soltanto benefit economici e uno stipendio adeguato – è stato ricordato – ma anche mettere le persone in condizione di conciliare vita e lavoro, che poi è la richiesta che arriva dalla Gen Z, che nel giro di pochi anni costituirà il 30 percento della forza lavoro nel settore”.

Infine, non è mancato un focus sulla presenza straniera nei cantieri: “In alcune zone è altissima- è stato spiegato – e bisogna vigilare. Non basta lavorare sulla formazione e sulla conoscenza della lingua, bisogna anche intervenire sulla loro situazione contrattuale. C’è ancora purtroppo molto schiavismo da parte di chi fa arrivare gruppi interi di ragazzi nei nostri cantieri, anche se spesso facciamo fatica a rendercene conto”.