Umbria, persi 8500 Under 40 in 10 anni: “Recuperare attrattiva, lavoro edile è una occasione”
L’ultimo dato diffuso dalla Camera di Commercio su dati Istat conferma ancora il declino dell’Umbria. Negli ultimi 10 anni, ossia fra il 2016 e il 2025 la Regione ha perso 8.453 giovani italiani tra 18 e 39 anni tutti emigrati all’estero, in dettaglio 6.739 dalla provincia di Perugia e 1.714 da quella di Terni. Nello stesso periodo gli under 39 italiani iscritti dall’estero, cioè arrivati o rientrati, sono stati 2.797. Il saldo netto è negativo per 5.656 giovani, una perdita che vale 1,43 miliardi. Per Perugia il dato arriva a circa 1,14 miliardi; per Terni a 291,2 milioni.
Un conto salato che ha inciso fortemente anche sul Pil: ogni anno la regione brucia, in capitale umano giovanile netto trasferito all’estero, un valore vicino allo 0,5% del proprio Pil.
Umbria in controtendenza
Il report di Unioncamere-Istituto Guglielmo Tagliacarne, presentato alla Conferenza nazionale delle Camere di Commercio di Paestum restituisce quindi un quadro nerissimo, con l’Umbria che non riesce ad attrarre i giovani – oppure a convincerli a restare – nonostante tutti i dati confermino come le imprese capaci di attrarre Under 35 facciano segnare un +7,2% di produttività e una crescita maggiore delle altre, con fatturato e occupazione superiori di 1,5 punti percentuali. La propensione all’innovazione di processo cresce fino a quando l’età media degli occupati arriva a 36 anni; quella di prodotto fino a 42 anni per poi scendere entrambe.
Il dato del solo 2025 è sconfortante. Dall’Umbria sono partiti 813 giovani italiani under 39, contro 285 arrivi o rientri dall’estero. Il saldo negativo di 528 giovani produce una perdita patrimoniale stimata in 133,6 milioni di euro in un solo anno: 99,7 milioni nella provincia di Perugia e 33,9 milioni in quella di Terni. E se il dato italiano segnala come più che triplicato il dato degli “expat” negli ultimi 20 anni, in Umbria il dato è addirittura quintuplicato: si è passati da 163 giovani emigrati nel 2006 a 813 nel 2025.
Agire in fretta per evitare il declino
Emanuele Petrini, segretario della Filca Cisl Umbria, commenta con amarezza i dati. “Purtroppo Istat e Camera di Commercio ci segnalano nuovamente dati che confermano il declino di una regione che invecchia, non sa reinventarsi e nemmeno offrire prospettive di valorizzazione dei talenti. A questo si aggiunge la questione salariale visto che la Regione ha gli stipendi più bassi d’Italia. Occorrono politiche che rimettano davvero il lavoro al centro al centro, nella prospettiva di rendere l’Umbria attrattiva per i giovani, affinchè possano scegliere di restare nella regione e costruire qui il loro futuro. Questo vale anche in un settore come l’edilizia, che ha costante bisogno di manodopera qualificata. Le opportunità ci sono, a partire dal recente inserimento dell’Umbria nella Zes. Occorre investire sulla creazione di condizioni economiche, sociali e ambientali a misura delle giovani generazioni, visto anche che – senza andare troppo lontano – nel 2029 gran parte della forza lavoro sarà composta da millennials”.
Il discorso vale ancora di più per l’edilizia, che sconta una sempre minore presenza di italiani e ancora meno di giovani: “Purtroppo fra gli Under 35 è sempre più difficile far breccia- sottolinea Petrini – così come in generale negli italiani che considerano il lavoro edile “per coloro che non hanno altre opportunità”. Invece è uno dei volani dell’economia e dove vengono richieste specializzazioni e professionalità. La bilateralità è al lavoro per aumentare l’attrattiva e far arrivare nei cantieri personale già qualificato. Questo passa ovviamente per un percorso di formazione continua che inizia con il potenziamento degli Its e degli istituti professionali; l’attuazione di una vera e propria staffetta generazionale, dove gli over 55 potrebbero essere tutor dei più giovani: il potenziamento dell’osservatorio sul mercato del lavoro per indirizzare le azioni formative per essere rispondenti alle esigenze dei territori ela rimodulazione degli orari di lavoro attraverso la contrattazione in modo da far conciliare vita e lavoro, un’esigenza che per le nuove generazioni è ormai prioritaria rispetto al posto fisso”